San paolo in alpe

e i suoi aspetti naturali

San Paolo in Alpe si trova lungo un crinale costituito da un contrafforte secondario ad andamento SO – NE, che  si distacca dal crinale appenninico nei pressi di Poggio Scali (1.520 m) e prosegue fino a Isola dove si uniscono le valli di Corniolo e Ridracoli solcate dagli omonimi rami del fiume Bidente.  Scendendo da Poggio Scali, tra Monte Grosso e Poggio Squilla il contrafforte perde il suo profilo ripido per aprirsi in un altopiano, sul quale si trovano i pascoli di San Paolo.

Tutta la zona, come gran parte dell’area appenninica romagnola, giace su un substrato roccioso molto caratteristico: la formazione marnoso-arenacea, ovvero l’alternarsi di strati di marne e arenarie che possono avere spessore variabile. Si può vedere un affioramento piuttosto esteso di questo tipo nei pressi del cimitero di San Paolo, percorrendo il sentiero che sale dai Fiumari passando per Campodonato (CAI 255).

 Tutto l’altopiano è circondato da ripidi versanti ad est e ad ovest, costituiti principalmente da aree coperte da bosco o roccia nuda. Nel mezzo dei pascoli si apre in direzione sud-ovest una piccola valle, dove si forma uno dei ruscelli che costituiranno il fosso dell’Alberaccio.

Ed è proprio guardando in questa direzione che si può scorgere il bosco divenire foresta e spaziare con lo sguardo fino alla sommità del crinale appenninico, di cui si gode un’ampia visuale che abbraccia le foreste di Campigna e della Lama. Quella abbarbicata sui versanti più ripidi è la foresta compresa nella Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, recentemente (2017) entrata a far parte di un sito seriale europeo che la identifica come Patrimonio Mondiale dell’Umanità per le sue faggete vetuste.

Tornando a San Paolo, tutta l’area e i suoi dintorni ricadono all’interno dei confini del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna.  Più in particolare ricade all’interno della zona B di tutela e proprio sul crinale passa la linea che la distingue dalla zona C. Questa suddivisione, definita negli strumenti normativi dell’area protetta, ha lo scopo di creare aree con diverso grado di tutela, regolando di conseguenza le attività umane consentite in funzione della conservazione della biodiversità, del paesaggio e di elementi storico-testimoniali.

Per quanto riguarda la vegetazione, se immaginiamo di salire da valle a monte, incontriamo da principio dei boschi misti di cerro e carpino nero, che salendo di quota iniziano a creare formazioni miste con il faggio

Oltre i mille metri si fanno sempre più comuni i boschi di faggi ormai evoluti in fustaie mono-specifiche o intervallate da varie specie di acero, da frassini maggiori, sorbi montani e più raramente da tigli e olmi. Qui i boschi hanno sempre più i caratteri di foresta e inizia a comparire l’abete bianco. Proprio nell’alta valle di Ridracoli troviamo una delle abieti-faggete più estese del Parco. 

Vanno citati per le quote più basse, ad occupare il posto di vecchi pascoli o seminativi, anche molti esempi di rimboschimenti, popolati da essenze come il pino nero, il pino silvestre, l’abete rosso e la douglasia.

Forse l’ambiente più caratteristico di San Paolo è però costituito da praterie, le formazioni erbose secche semi-naturali sono infatti uno degli habitat tutelati  dalla Rete Natura 2000. Tutta la zona ricade infatti all’interno del SIC-ZPS Monte Gemelli, Monte Guffone anello di una rete ecologica di livello europeo, che istituisce Siti di Importanza Comunitaria. Queste aree aperte sono intervallate da vegetazione arbustiva ed arborea come ginepro comune, biancospino, ciliegio selvatico, prugnolo e in zone più umide da salici, ontani e pioppi.

Si potrebbe dire che proprio i pioppi neri che dominano l’altopiano sono forse gli alberi più simbolici per la loro età e la maniera in cui contribuiscono a definire il paesaggio.

Dal punto di vista faunistico sono sicuramente importanti da segnalare all’interno di tutto il Parco i grandi ungulati e il lupo loro predatore. Nelle praterie di San Paolo sono comuni i daini e queste aree aperte costituiscono habitat anche per una ricca avifauna e una micro-fauna (rettili, roditori e chirotteri) che si adatta anche ai contesti ruderali o antropici. Inoltre vanno segnalati due insetti legati nel loro ciclo vitale al legno morto e quindi tipici dei boschi maturi, l’Osmoderma eremita e la Rosalia Alpina oggetto di un progetto LIFE chiamato EREMITA.    

San paolo in alpe

e la sua storia

La storia che al momento conosciamo di San Paolo in Alpe inizia in stretta connessione con le foreste. Proprio il crinale su cui si trova era percorso dalla strada che da Poggio Scali conduceva a Santa Sofia. Sicuramente non una delle più frequentate anche in antichità ma ben conosciuta perché costituiva il confine tra le due provincie dei possedimenti dell’Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze: la selva di Corniolo o Castagno e la selva di Strabatenzoli e Radiracoli, le odierne foreste di Campigna e della Lama. Questi lembi di foresta furono ottenuti dall’Opera del Duomo in dono dalla Repubblica di Firenze dopo che questa li ebbe confiscati a feudatari appenninici come i Guidi e i Valbona, durante il processo di espansione verso la Romagna che vede Campigna passare all’Opera nel 1380, seguita dalle foreste di Ridracoli e Strabatenza nel 1442.  

In questi anni non è chiaro se sull’altopiano si trovasse già un podere o se ancora l’uomo, rifugiatosi nel periodo alto-medievale in castelli e nuclei fortificati, doveva ancora riconquistare l’alpe. Nel 1625 abbiamo però notizia di un oratorio dedicato a San Paolo sull’altopiano, che versava in pessime condizioni strutturali e risultava alle dipendenze delle Abbazie di Sant’Ellero e di Santa Maria in Cosmedin dell’Isola. Nonostante ciò veniva fatta celebrare la messa una volta al mese vista la forte devozione del popolo per questo luogo, molti lo raggiungevano anche da posti lontani in particolare per la presenza di un pozzo sul culmine del monte con ottima acqua perenne.

Ad occuparsi delle funzioni era un frate di Sant’Agostino, infatti sull’altopiano (ci troviamo nel territorio della parrocchia di Ridracoli) era presente un piccolo eremo agostiniano e il religioso aveva ottenuto la possibilità di vivere qui stabilmente. Nel 1649 per volere del Papa Innocenzo X vennero aboliti gli ordini minori e con le proprietà dei frati si decise di istituire una chiesa semplice, della chiesa di Sant’Agostino in Alpe abbiamo una prima notizia nel 1705, il primo nucleo dell’edificio di cui ancora oggi vediamo i ruderi. Questa si trova sulla stessa vetta del monte su cui è situata quella di San Paolo e presso di essa vivono alcuni frati sostentandosi con i frutti dei loro terreni e con alcune elemosine. 

Nel 1716 la chiesa di Sant’Agostino diviene parrocchiale e gli viene assegnata la cura degli abitanti dei monti circostanti, la parte più alpestre della parrocchia di Ridracoli (visto che molti abitavano troppo distante da questo borgo) e della parrocchia di Corniolo, fino al crinale appenninico. Molto probabilmente in questo periodo i beni un tempo soggetti alla chiesa di San Paolo furono passati a quella dedicata ad Agostino. Nel 1720 l’immagine sacra di San Paolo era stata sistemata in una piccola cappella all’interno della nuova chiesa visto che l’oratorio era in pessime condizioni ed era stato concesso alla famiglia Crisolini per uso privato, è sempre in questo anno che si prevedono degli ampliamenti dell’edificio, ormai troppo piccolo per ospitare le 203 anime della parrocchia. Queste risultano salite a 220 nel 1731 e, in seguito ad un calo fino a 190 nel 1746, salgono nuovamente fino a 229 nel 1756. La piccola chiesa dedicata a San Paolo fu trovata riedificata per volontà popolare nel 1746 e nel 1776 ma oggi non ne restano tracce sull’altopiano.

Meno sono al momento le notizie relative al Casone, non è certo quanto il primo nucleo originario sia stato costruito, quel che è sicuro è che ha subito una enorme espansione nel corso del tempo.